Elenco blog personale

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mercoledì 14 marzo 2012

Grazie Luca Favaro

Letto e Bloggato: Il Sentiero della Libertà


Bentornati! Partiamo con una buona notizia: le adesioni alla nostra rubrica Letto e Bloggato sono ufficialmente riaperte! Quindi, cari autori e case editrici, potete finalmente ricominciare a proporci le vostre opere.
Questa settimana parliamo del libro di racconti “Il sentiero della libertà” di Luca Favaro (già autore di “Il sole in una lacrima“) edito dalla Casa Editrice I Libri di Emil.
Sul Libro:
Nel tempo della narrazione le voci della natura, degli uomini e delle cose si sovrappongono, si incontrano e prendono la propria via. A volte il percorso richiede molta attenzione, altre coraggio, altre leggerezza. Il sentiero della libertà è una scelta di vita, prima ancora che una filosofia di cui le storie sono sapientemente intarsiate. Dodici racconti, altrettanti momenti di vita e di conoscenza di sé e degli altri attraverso gli occhi ironici e incantati dei protagonisti.
Un breve estratto:
[…] Non riusciva ad addormentarsi. La sua mente era invasa da pensieri che giravano e rigiravano su se stessi. Sentiva all’esterno i rumori del traffico cittadino, e il tamburellare di una leggera pioggerellina sul tetto. Che fare adesso? Forse era il caso di rinunciare? Si ricordò della prima volta che era stato un uomo. A quei tempi, con un paio di guarigioni aveva attirato l’attenzione su di sé, e c’era già chi aveva cominciato a credere in lui. Certo, se non proprio che era il Figlio di Dio, credevano comunque che fosse un profeta. Questa volta era stato ospitato da una famiglia numerosa e molto accogliente, sì, ma la parola “Dio” non aveva mai nemmeno sfiorato le loro labbra. […]
Indifferenti, insensibili a tutto: ecco cos’erano diventati gli uomini in duemila anni.
La mia opinione:
Le migliori storie partono da una semplice domanda: Cosa accadrebbe se…?
Se Gesù ritornasse sulla Terra, se un ragazzino si ritrovasse a prendere ripetizioni di matematica da una misteriosa e “impossibile” donna, se un uomo morisse e si reincarnasse, se un medico che non sa nulla di medicina finisse per vincere il Nobel, se Dio spedisse una lettera…12 racconti che trovano originali e a volte  irriverenti risposte a questi “se”. Attivando domande a volte lancinanti, Favaro traccia un percorso che riesce ad alimentare la spiritualità del lettore, risvegliandone la libertà interiore sia nei rapporti con il divino che con il prossimo, e che fa riflettere sulle cose che ci accadono o che accadono intorno a noi.
Spicca nel libro l’onnipresenza della natura, la contrapposizione tra la pace e la purezza del paesaggio e il tormento e l’insoddisfazione dell’uomo. Al suo meglio quando cede al grottesco e all’ironia, l’autore, pur non negando mai una qualche soluzione salvifica, riesce efficacemente a denunciare meschinità e piccolezze della nostra disillusa società. Un buon libro che svela, racconto dopo racconto, l’imbocco di un sentiero, magari nascosto dalle erbacce, verso la libertà da cio che crediamo di essere o da ciò che ci hanno insegnato ad essere.
E ora l’intervista all’autore:
Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ho quarant’anni, vivo in un piccolo paese in provincia di Treviso chiamato Breda di Piave. Sono sposato e ho una moglie e due figli meravigliosi, Serenella, Giulia e Michele. Lavoro come infermiere all’ospedale di Treviso Ca’ Foncello, sono infermiere dal 1990 e ho lavorato anche in case di riposo, in comunità per disabili, nell’assistenza domiciliare agli ammalati terminali di cancro. Adoro la musica, di tutti i tipi e di tutte le salse, suono il pianoforte, la chitarra e canto in un coro Gospel, nonché nel coro della mia parrocchia, dove sono anche impegnato in molte altre attività. Mi piace dipingere, anche se sono un po’ daltonico, adoro la natura, i luoghi solitari con una netta predilezione per la montagna. Le Dolomiti sono la mia grande passione, adoro le escursioni sui rifugi, e se potessi, mi trasferirei in montagna anche domani. Più che uno scrittore io sono un lettore. Ho sempre letto tanto, e un po’ di tutto, dalla saggistica alla narrativa, dai testi sacri, religiosi, ai gialli e ai fumetti. Mi piace scrivere, tutto qui. La scrittura è sempre stata una mia passione, ho sempre scritto soprattutto racconti, e ho sempre tenuto un diario segreto dove vi ho sempre riversato tutte le mie inquietudini esistenziali, che sono tante purtroppo.
Vorrei avere più tempo da dedicare alla scrittura, ma per adesso, va bene così.
Oltre a questo scrivo anche nel mio blog, dove mi occupo soprattutto di recensioni di libri di qualunque genere, con una predilezione particolare per la poesia e la narrativa.
Come nasce questa tua raccolta di racconti? Ci puoi illustrare il percorso che ha dato vita a “Il sentiero della Libertà” e magari spiegarci il significato del titolo?
Ho scritto “Il sentiero della libertà” nel corso del 2010, anno un po’ difficile, pieno di cambiamenti, di stravolgimenti, problemi di salute e cose del genere. Ho dovuto veramente revisionare vari aspetti della mia vita, e il mio libro risente particolarmente di tutto questo. Anche se non è un libro autobiografico, sicuramente in esso parlo molto di me, più o meno direttamente. Francamente lo percepisco come un libro pieno di tristezza, mascherata da una buona dose di ironia che rende la lettura divertente, ma fondamentalmente questo è un libro triste. Certo, non mancano la speranza e il desiderio di voltare pagina, perché dopo ogni morte c’è sempre la resurrezione. “Il sentiero della libertà” è il titolo del racconto principale del libro, che parla di Gesù. E’ il sentiero che io devo percorrere ogni giorno per diventare me stesso e essere finalmente veramente libero, e fino a oggi, l’unico che sento in grado di donarmi questa libertà è Gesù.
Nei racconti che compongono “Il sentiero della Libertà” si avverte chiaramente un forte richiamo alla spiritualità e ai valori dell’amicizia e della compassione. Quale è , secondo te, il sentiero da imboccare per sentirci finalmente liberi?
Difficile rispondere a questa domanda, perché credo non esista un’unica strada verso la libertà. Dipende poi molto da cosa uno intende con il termine “libertà”. Io credo che un uomo sia veramente libero quando arriva ad essere pienamente sé stesso, e per questo ognuno ha la sua strada che non può essere standardizzata per tutti. Dedico mezz’ora ogni giorno alla preghiera personale, intesa non come recita di preghiere o formule scritte, ma meditazione della Parola secondo il metodo di S. Ignazio di Loyola e dialogo con il Signore. Per me è il rapporto a tu per tu con Lui che mi rende libero, e anche il rapporto con la Chiesa, ma certo, questa è la mia strada e per altri il sentiero della libertà potrebbe essere benissimo un altro. C’è chi prega recitando ogni giorno il Rosario, e per lui quello è il sentiero della libertà. Per qualcuno può essere semplicemente ascoltare musica, leggere o scrivere, guardare la televisione o altro. Non posso indicare la mia strada spacciandola come unica via, perché sarei disonesto se lo facessi, e potrebbe diventare un metro di giudizio che taglia fuori chi non la segue. E chi sono io per giudicare?
Comunque, se proprio dovessi indicare una via, direi che è sicuramente l’amore. C’è poco da fare, noi abbiamo bisogno soprattutto d’amore per vivere.
I tuoi personaggi spaziano dal ‘puro’ e positivo al villano moralmente ed emotivamente cieco. Che rapporto hai con loro? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Non tutti i personaggi del libro sono esistiti veramente. Il dottor Nadii per esempio è un personaggio immaginario, a cui ho addossato una serie di avvenimenti accaduti in occasioni diverse. Per il resto tutti i personaggi dei racconti sono esistiti o esistono ancora. Ubaldo per esempio è una persona fantastica tutt’ora esistente, con cui ho una splendida e profonda amicizia di lettera. Lui non sa che l’ho “usato” per scrivere un mio racconto, e forse è meglio che non glielo dico. Agata era la mia professoressa di stenografia che avevo in prima superiore, con cui avevo un rapporto un po’ particolare. I fatti che racconto in “Quando paghi” “L’indifferenza” , “Professore” e “L’ennesimo rospo” sono accaduti veramente così come li ho riportati. Sinceramente a volte faccio fatica anch’io a capire dove sta il sottile confine tra la mia fantasia e la realtà. E’ un libro questo che ho scritto di getto, lasciandomi andare a briglie sciolte. Ho buttato giù quei racconti senza badare al fatto che le situazioni fossero reali o meno. Mi interessavano le sensazioni, i sentimenti, le emozioni. Quelle sono autentiche, e devo dire che mi sono divertito molto scrivendo questo libro, così come ho anche pianto in alcuni punti, e questo è quello che mi ha spinto a cercare un editore per pubblicarlo. Quello che scrivo mi deve emozionare, o divertire. Comunque non mi deve lasciare indifferente. Quando sento che sto scrivendo qualcosa che mi piace, mi coinvolge, allora so che sono sulla strada giusta.
Secondo Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero o imparassero con la lettura del tuo libro?
Io non mi definisco un “guru”, non ho niente da insegnare. La vita è ben altro. Scrivo perché mi piace. Scrivo quello che sento e che penso. Lo faccio nella totale libertà, poi, se qualcuno trova qualcosa da imparare o da scoprire in quello che scrivo, tanto meglio, ma non è quello il mio fine. Ognuno è libero di accogliere in base al suo modo di capire e di percepire, e in base al momento che sta vivendo nell’attimo in cui legge. Io ringrazio di cuore tutti i miei lettori, che non so con precisione quanti sono, ma che siano tanti o pochi non ha importanza. Li amo e li ringrazio tutti.
Quali scrittori e quali libri sono stati e sono ancora guide per il tuo lavoro? Cosa hanno suscitato in te? Come ti hanno cambiato e come hanno contribuito al tuo modo di scrivere?
Dino Buzzati è stato il mio primo amore letterario, e lo è ancora. Poi Italo Calvino, Mario Rigoni Stern, Hernest Hamingway, Stephen King. Dei recenti mi piace Mauro Corona, anche se ultimamente l’ho un po’ abbandonato. Mi piace molto leggere libri di autori esordienti, o comunque ancora emergenti. Credo ci sia gente molto brava, e potrei citare diversi nomi. Chiara Vitetta per esempio, un nome che sta emergendo sempre di più nel panorama letterario italiano, il bravissimo Matteo Grimaldi. La splendida Fernanda Raineri, che ha scritto un libro di poesie “Pulviscolo di stelle” che consiglio a chiunque di leggere. Poi ci sono due scrittori di cui sono particolarmente fiero, perché sono di Treviso. Daniela Zanatta, che trasmette una gioia contagiosissima e ha fondato la Enjoy edizioni, una splendida e promettente realtà trevigiana che spero prenda sempre più piede, e poi Fulvio Luna Romero, altro grande scrittore di gialli che ha creato il personaggio di Carlo Caccia, abilissimo investigatore trevigiano. I suoi gialli sono molto avvincenti e anche molto divertenti e non hanno nulla da invidiare a scrittori del calibro di Faletti. E’ tutta gente molto brava, che meriterebbe davvero di essere scoperta dai grossi marchi editoriali, e testimoniano che non è vero che in Italia non ci sono più i talenti. Ci sono eccome, basta volerli scoprire.
Qual’è, secondo te, lo stato di salute dell’editoria italiana? E’ ancora un universo un po’ chiuso ed elitario, tradizionale e tradizionalista, o l’avvento dell’ ebook e delle nuove case editrici digitali sta cambiando gli equilibri?
Ti dirò, ho una visione dell’editoria italiana tutto sommato più positiva di qualche tempo fa. Certo, il mercato del libro è in crisi, ma quale settore non lo è oggi? Forse bisognerebbe aiutare un po’ di più i nostri figli a scoprire il piacere della lettura, e forse sarebbe bene che le grandi case editrici lasciassero più spazio a quelle piccole o medie, o forse dovrebbero essere le librerie a farlo. A parte questo, è vero che sono pochi i lettori, ma quei pochi tendono a leggere molto, e questo è sicuramente positivo. Per quanto riguarda gli ebook invece, beh, io rispetto le idee di tutti, ma francamente non credo siano una cosa buona, e non lo vedo nemmeno come una forma di progresso costruttivo. Francamente li disapprovo, anche se non nascondo che in futuro potrei trovarmi nella condizione di doverli accettare. Penso a quante librerie dovrebbero chiudere se gli ebook prendessero veramente piede. Ma poi io mi chiedo: nessuno si rende conto del danno a cui si sottopongono gli occhi costringendoli a leggere sullo schermo? Alla salute, ci pensiamo mai?
Cosa c’è di più bello di sfogliare un bel libro? Di sentire il rumore e l’odore della carta stampata? Certo, qualcuno obietta contro lo spreco di carta, ma esiste anche quella riciclata. E poi, perché non eliminare tutte quelle riviste scandalistiche, assolutamente inutili? A volte, quando sfogli qualche rivista, scopri che le prime 30 pagine sono dedicate totalmente alla pubblicità, di cosa poi? Di prodotti veramente necessari per la felicità?
Il libro che avresti voluto scrivere?
“Il sole in una lacrima” e “Il sentiero della libertà”, cioè i libri che ho scritto.
Qualche progetto per il futuro di cui ti va di parlarci?
Due romanzi e una raccolta di racconti, e mi dedico ora a uno, ora all’altro, in base a quello che è il mio estro del momento. Sono completamente diversi tra di loro, veramente non hanno nulla in comune. Sì, confesso che a volte mi sento un po’ schizofrenico. Comunque non ho la più pallida idea di quale sarà il primo a vedere la luce, così come non ho la minima idea di quale editore contattare per proporne la pubblicazione. Potrebbe anche accadere che vengo folgorato da qualcosa di diverso ancora, e che mi dedichi totalmente a esso, accantonando tutto il resto.
Cosa posso dire? Sarà quel che sarà.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Vi saluto augurandovi, come al solito, una Buona Lettura. E non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

1 commento:

  1. complimenti caro Luca Favaro per aver vinto la XXVIII edizione del premio letterario “Nuove lettere”, nella sezione “Libri editi”, indotto dall’ Istituto italiano di cultura di Napoli piazzandosi al primo posto tra 1000 partecipanti. Ad maiora

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